Perché le tremontiadi non sono ancora finite
Se il 2009 è stato l’anno del Super Tremonti, come sarà il 2010? La bocciatura della Banca del sud, la creatura tremontiana il cui inserimento nella Finanziaria è stato ieri dichiarato inammissibile dal presidente del Senato, Renato Schifani, appare il primo di una lunga serie di tornanti; bocciatura comunque dovuta a motivi tecnici. Così come il “differimento nella misura del 20 per cento dell’acconto Ire dovuto a novembre”, la mossa che nel Consiglio dei ministri di giovedì ha spiazzato quasi tutti i presenti, secondo alcuni colleghi di governo potrebbe essere “l’ultima brillante trovata di Giulio”.

Se il 2009 è stato l’anno del Super Tremonti, come sarà il 2010? La bocciatura della Banca del sud, la creatura tremontiana il cui inserimento nella Finanziaria è stato ieri dichiarato inammissibile dal presidente del Senato, Renato Schifani, appare il primo di una lunga serie di tornanti; bocciatura comunque dovuta a motivi tecnici. Così come il “differimento nella misura del 20 per cento dell’acconto Ire dovuto a novembre”, la mossa che nel Consiglio dei ministri di giovedì ha spiazzato quasi tutti i presenti, secondo alcuni colleghi di governo potrebbe essere “l’ultima brillante trovata di Giulio”. Non che corra i pericoli del 2004, si nota da Palazzo Chigi. Da qui in avanti, però, c’è chi assicura che anche Tremonti dovrà far meno ricorso all’ingegno e alla stima di sé e acconciarsi alla mediazione.
Al premier brucia ancora il ricordo del doppio vertice con Tremonti di fine ottobre, concluso con una dichiarazione di pace più politica che personale. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, non è mai stato filo-Giulio, e lo è ancora meno da giovedì sera, quando assieme a Paolo Bonaiuti ha dovuto fare gli straordinari per capire e spiegare il mancato taglietto di Ires e Irap. Il premier, che finora s’è assunto il ruolo di tribunale di ultima istanza per gli scontri legati a Tremonti, è alle prese con altri tribunali e altre corti, e si dice che la tentazione di delegare le questioni più romane sia sempre più robusta.
Nell’esecutivo si osserva un protagonismo crescente soprattutto di Claudio Scajola. Il ministro dello Sviluppo economico s’è preso la briga di difendere la decisione sull’Irpef, motivandola con la necessità di fare i conti con riduzione delle entrate tributarie, nel giorno in cui il Tesoro ha comunicato una flessione di 9,5 miliardi di euro nei primi nove mesi dell’anno; ma aggiungendo che ora si deve lavorare alla riduzione “strutturale” delle imposte per le imprese e a reperire gli 800 milioni per la banda larga. Con Scajola, al lavoro anche sul piano per il sud, il ministro Renato Brunetta punta a portare nella prossima riunione del Cipe la prima tranche degli 800 milioni (sul tema della rete da oggi su 2+2, il blog di economia e finanza del Foglio.it, ci sarà un’intervista a Stefano Pileri, ex direttore della rete Telecom e ora presidente di Confindustria servizi innovativi e tecnologici).
Su tutto questo, compreso il rinnovo degli incentivi alle auto, è in preparazione un decreto di fine anno. Scajola sta diventando sempre più l’interlocutore diretto delle imprese, garantendo a Berlusconi la non ostilità della Confindustria e della Fiat. Così come il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, garantisce quella di Cisl e Uil. Ieri il Tesoro ha letto con soddisfazione il dato del pil: nel terzo trimestre, il prodotto interno lordo è salito dello 0,6 per cento, dopo cinque trimestri di segni negativi; e può vantare sempre ieri l’approvazione in Senato della Finanziaria, che ora passa alla Camera. Ma il voto di Palazzo Madama cela un subbuglio antitremontiano che è ormai palese. C’è anche chi calcola a quanto ammonti in Senato la fronda contro il ministro dell’Economia: si tratta di 26-29 senatori per lo più di provenienza An che proprio ieri sul “no” del governo – voluto dal Tesoro – alla “controfinanziaria” proposta da Mario Baldassarri sono emersi. Gli emendamenti proposti dal presidente della Commissione Bilancio sono caduti, ma i dissenzienti hanno marcato la loro presenza: tutt’altro che irrilevante, e che tra l’altro potrebbe rivolgersi anche contro il Cav. se il premier non riuscirà a invertire la rotta flemmatica di Tremonti.